Dopo i riscontri positivi raccolti nel corso delle prime sei edizioni, con un pubblico sempre più numeroso presente a Bellinzona per assistere al Festival, Sconfinare è pronto a tornare in Piazza del Sole. Dall’8 all’11 ottobre 2026 la manifestazione culturale firmata Città di Bellinzona proporrà una nuova edizione dedicata al rapporto tra parola e silenzio: due dimensioni solo in apparenza opposte, che attraversano la nostra vita individuale e collettiva, il modo in cui comunichiamo, costruiamo relazioni, interpretiamo il presente e prendiamo parte al discorso pubblico.
In un tempo in cui la comunicazione sembra occupare ogni spazio, interrogare il linguaggio significa tornare a chiederci come parliamo, chi viene ascoltato, quali storie trovano posto nel racconto collettivo e quali, invece, restano fuori campo. La parola può nominare, raccontare, avvicinare; ma può anche ferire, escludere, manipolare. Il silenzio, a sua volta, può aprire uno spazio di ascolto e riflessione, oppure trasformarsi nel luogo in cui alcune voci vengono cancellate. È lungo questo confine sottile – tra ciò che diciamo, ciò che scegliamo di tacere e ciò che dobbiamo ancora imparare ad ascoltare – che si sviluppa il percorso di Sconfinare Festival 2026.
I quattro eventi serali
In attesa della presentazione del programma completo, prevista per settembre, Sconfinare Festival annuncia oggi i suoi quattro eventi serali, che vedranno protagoniste alcune tra le voci più autorevoli e riconoscibili della scena culturale contemporanea.
Ad aprire il Festival, giovedì 8 ottobre alle 18:30, Fabrizio Gifuni, tra gli attori più importanti del cinema e del teatro italiano contemporaneo, interprete di figure entrate nella memoria collettiva come Aldo Moro ed Enzo Tortora, e Stefano Bartezzaghi, semiologo, saggista e studioso dei linguaggi e dei processi creativi, con l’incontro Quando la parola diventa scena. Un dialogo pensato per attraversare il rapporto tra cinema, linguaggio e interpretazione: che cosa accade quando una parola scritta passa attraverso il corpo, la voce e il volto di un attore? In che modo una frase diventa scena, una battuta diventa ritmo, un silenzio diventa parte del racconto?
Venerdì 9 ottobre alle 20:45 sarà la volta di Domenico Iannacone, giornalista d’inchiesta, autore e volto noto della Rai, che porterà a Sconfinare Festival il suo spettacolo Che ci faccio qui… in scena. Nato dall’universo narrativo dell’omonimo programma televisivo, lo spettacolo porta sul palco il suo racconto quasi neorealistico dell’Italia più fragile e meno visibile: vite ai margini, storie dimenticate, persone che raramente trovano spazio nel discorso pubblico. Il reportage si trasforma così in esperienza teatrale, trovando un ritmo diverso da quello televisivo: più umano, più vulnerabile, più vicino alle persone incontrate. Un appuntamento di grande intensità, nel solco della narrazione civile.
La serata di sabato 10 ottobre alle 20:45 sarà dedicata al giornalismo internazionale con Cecilia Sala, tra le figure più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo. Reporter, autrice e voce quotidiana del podcast Stories, Sala ha raccontato negli ultimi anni alcuni tra gli scenari più complessi del presente, dall’Iran all’Ucraina, dall’Afghanistan a Israele e Palestina. Nell’incontro Raccontare ciò che brucia, la giornalista porterà il pubblico dentro il lavoro della testimonianza, esplorando i luoghi in cui la parola assume un peso civile e il racconto diventa uno strumento per comprendere ciò che la cronaca rischia di cancellare troppo in fretta.
A chiudere il Festival, domenica 11 ottobre alle 18:30, sarà Murubutu, tra le figure più importanti della scena rap italiana. Alessio Mariani, in arte Murubutu, è docente di filosofia e storia e ha saputo costruire, negli anni, un percorso artistico unico, capace di avvicinare il rap al cantautorato, alla poesia e alla grande tradizione narrativa. Nei suoi brani la cura della parola, la profondità dello sguardo e la forza dello storytelling danno vita a una forma espressiva da lui stesso definita letteraturap, in cui ritmo, immaginazione e racconto si intrecciano. Tra riflessione, ascolto ed esecuzioni dal vivo, l’incontro inviterà il pubblico a scoprire come il rap possa diventare un linguaggio capace di custodire memoria, attraversare mondi e restituire alla parola tutta la sua potenza narrativa.
Quattro serate per avvicinare il tema 2026 da prospettive diverse: il cinema e la scena, il teatro civile, il giornalismo di testimonianza, la parola ritmata e narrativa. Quattro appuntamenti che anticipano un programma più ampio, che verrà presentato a settembre e comprenderà conferenze con filosofi, linguisti, scrittori e altre voci della scena culturale contemporanea, oltre a proiezioni, proposte per le scuole e collaborazioni con diverse realtà culturali del territorio.
Ticketing
I biglietti d’ingresso agli eventi serali di Sconfinare Festival 2026, così come l’abbonamento Sconfinare Club, sono acquistabili da oggi sul sito www.sconfinarefestival.ch. La disponibilità di posti è limitata.
Il programma completo di Sconfinare Festival 2026 verrà presentato a settembre attraverso il sito www.sconfinarefestival.ch e le pagine Facebook e Instagram @sconfinarefestival.
IL MUNICIPIO
Didascalie immagini (ed eventuale credit)
1. Logo Sconfinare Festival 2026
2. Cecilia Sala
3. Domenico Iannacone
4. Fabrizio Gifuni (© Filippo Vinicio Milani)
5. Murubutu (© Malì Serena Aurora Erotico)
6. Stefano Bartezzaghi (© Anna Fantuzzi)
7.-16. Immagini delle edizioni precedenti